Violenza e educazione: possono davvero andare insieme?

In questi giorni mi è capitato di vedere condivisa più volte sui social questa immagine, con annessa didascalia.

Se l’avevi combinata grossa..ti toccava subirla..ma non si chiamava “violenza su minore” la chiamavano: “educazione”. Poi, hanno inventato le facoltà di psicologia, sociologia, pedagogia, ecc…e sta scomparendo l’educazione !

 

Sono rimasta molto amareggiata dal vedere rimbalzare questo post sulle bacheche delle persone con cui sono in contatto, al punto che mi trovo qui a scriverne. E non tanto per il fatto che “le facoltà di psicologia, sociologia, pedagogia, ecc…” vengano identificate come causa dello scomparire dell’educazione (come se, tra l’altro, empatia, rispetto per l’altro, rifiuto della violenza fossero dei “vizi” che creano generazioni di maleducati e impertinenti). Ciò che mi ha turbato più di tutto è che a condividere questa immagine siano stati genitori, insegnanti, educatori…

Questo mi dà la misura di quanto il maltrattamento e l’abuso all’interno della famiglia siano ancora considerati socialmente accettabili e quanto frequentemente manchi un pensiero critico sull’uso della violenza come metodo educativo.

“Una sculacciata non ha mai fatto male a nessuno”. Ebbene, lasciatemi dissentire. E ho almeno tre buone ragioni.

  1. Le punizioni corporali non hanno alcun effetto educativo perché generano solo rabbia e risentimento: un bambino che viene picchiato se combina un guaio, viene investito da sentimenti negativi nei confronti dell’adulto che lo punisce e qualunque altro spunto educativo passato tramite il canale verbale non verrà recepito, perché la rabbia non rende il bambino emotivamente disponibile.
  2. Le botte non educano al rispetto dell’altro e alla collaborazione, ma educano alla paura: la prossima volta il bambino ubbidisce per evitare di essere picchiato di nuovo, oppure sarà più furbo a non farsi beccare per evitare la punizione. Per questo, quando un bambino avrà la ragionevole certezza di non essere punito (ad esempio quando i genitori non ci sono) farà di nuovo la cosa per cui è stato picchiato, perché non ha realmente capito il motivo per cui non dovrebbe farla.
  3. Picchiare un bambino per punirlo equivale ad insegnargli che ci sono casi in cui la violenza è giustificata e anzi utile: per esempio, posso picchiarti se mi fai arrabbiare, oppure per costringerti a fare come dico io. Pensate alle ripercussioni che questa idea della violenza ha sulle relazioni interpersonali: se un compagno a scuola mi ruba un gioco, io posso picchiarlo per riaverlo indietro; se mi arrabbio perché perdo, il vincitore un pugno se lo merita. Se siamo lungimiranti, possiamo anche uscire dal cortile della scuola e dare un’occhiata a quello che succede nella società allargata: se ho imparato che la violenza è un modo per ottenere ciò che voglio, quando mia moglie mi fa arrabbiare sono giustificato a picchiarla; oppure se voglio fare sesso con una ragazza e lei non vuole, perché non dovrei costringerla con la forza?

Un adulto che picchia un bambino (e attenzione: anche una “sculacciata” è picchiare) è un adulto che non è capace di portare le proprie ragioni con la voce. Una scarsa competenza emotiva porta all’incapacità di tradurre le emozioni in parole, in questa maniera l’unico modo per trasmettere l’emozione diventa l’azione. È una modalità non mediata, mancante del mezzo simbolico del linguaggio. In definitiva, dove ci sono le botte è perché non ci sono le parole

Trovo che una giustificazione del tipo “si è sempre fatto così”, come quella riportata nella didascalia dell’immagine, sia molto rischiosa e parli di un’incapacità a trovare modi diversi per educare i piccoli al mondo. Molto spesso, i genitori che picchiano i figli sono stati figli picchiati a loro volta, e ripeto: quando parlo di picchiare non intendo solo i casi gravissimi di bambini sistematicamente massacrati di botte, ma anche essere presi a schiaffi una sola volta vuol dire essere picchiati. Ma trovare un’alternativa e rompere la catena del ripetersi della violenza è responsabilità di ciascuno di noi e soprattutto è possibile.

P.S. Che picchiare i bambini non vada bene, non lo dicono solo le facoltà di psicologia… Lo dice anche la legge italiana, perché il maltrattamento è un reato!

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